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La forma derlle muse

SKU 0218
EAN 9791281038110

LA FORMA DELLE MUSE
Questa raccolta di poesie giunge da una selezione ben più ampia che ho operato, tra i miei testi. In origine avevo diviso il periodo dal 1996 al 2010 in 5 parti, ognuna con un titolo; La Forma Delle Muse è nato dalla “fusione” di un paio dei titoli originali. Nei miei scritti c’è, quasi sempre, riferimento a personaggi femminili grazie ai quali le mie emozioni hanno potuto prendere appunto “forma” attraverso le parole. Dalle fanciulle della mia adolescenza, passan- do a relazioni o semplici interessamenti non corrisposti, fino ad ar- rivare a mia moglie. Spesso fiori non colti, ma ugualmente adorati e grazie ai quali ho potuto mettere assieme parte della vita che in queste pagine, per un determinato periodo, va a riassumersi. Il filo conduttore è quell’instancabile motore che porta in ogni dove il senso stesso dell’esistere. Quell’amore “che è palpito dell’universo intero, croce e delizia al cuor”, per dirla con le parole che France- sco Maria Piave donò a Giuseppe Verdi e da cui nacque il capola- voro de La Traviata. Per dirla con le mie, invece, ci son voluti fiumi d’inchiostro e carta a non finire; qui ne è riportata una piccola (ma importantissima) parte. Il resto... credo protenda all’infinito.
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Antonio Vallogini, nato a Torino il 21 Aprile 1978, di professione metalmeccanico. Sposato e padre di due splendidi bambini di nove e quattro anni. Si dedica a poesie e prose dalla metà degli anni novanta, con soventi interruzioni e buchi temporali piuttosto ampi. Ha ripreso a scrivere, dopo una decina di anni di silenzio, nel 2020, durante il lockdown imposto dalla pandemia.
“Questa raccolta di poesie giunge da una selezione che ho operato tra i miei testi. In origine avevo diviso il periodo dal 1996 al 2010 in 5 parti, ognuna con un titolo; quello dell’opera è nato dalla fusione di un paio dei titoli originali. Nei miei scritti c’è, quasi sempre, riferimento a personaggi femminili grazie ai quali le mie emozioni hanno potuto prendere appunto forma attraverso le parole. Dalle fanciulle della mia adolescenza, passando a relazioni o semplici interessamenti non corrisposti, fino ad arrivare a mia moglie. Spesso fiori non colti, ma ugualmente adorati e grazie ai quali ho potuto mettere assieme parte della vita che in queste pagine, per un determinato periodo, va a riassumersi. Il filo conduttore è quell’instancabile motore che porta in ogni dove il senso stesso dell’esistere. Quell’amore che è palpito dell’universo intero, croce e delizia al cuor, per dirla con le parole che Francesco Maria Piave donò a Giuseppe Verdi e da cui nacque il capolavoro de La Traviata. Per dirla con le mie, invece, ci sono voluti fiumi d’inchiostro e carta a non finire; qui ne è riportata una piccola, ma importantissima, parte. Il resto... credo protenda all’infinito.”
Ecco che mi scrivi di vastità tra grate dorate,
che ti scusi per l’altalena vuota e l’ali rubate,
ma di che perdono parli, se già siamo in pace,
se il cielo mio non muta e il tuo più ti piace?