Dove sei. Due parole capaci di rivoluzionare quattro vite, quelle di Nicole,
Jack, Vittorio e Kohaku. Dodici capitoli per ogni personaggio, in
una sorta di passaggio del testimone dove ogni voce narrante definisce
sé stessa entrando nelle pieghe più profonde dell’anima e al contempo
sviluppando la trama.
Dalla prefazione di Stefano Buzzi: L’autrice ha un modo tutto suo di interpretare
le storie: è in grado di fondere il mistero del giallo con la passione
del rosa, facendoli sciogliere in modo che non si possano più identificare
come singolo. E poi ancora, è in grado di disperdere elementi
mistici che alimentano il giallo. “L’amica giapponese” è un romanzo che
esplora l’amore. Lo prende di petto, di lato, dall’alto e dal basso fino a
cercare di carpirne tutte le sfumature. Non è mica semplice l’amore, e
questo i personaggi creati dall’autrice lo sanno.
“L’amica giapponese” è anche capace di avvolgere chi legge in un piccolo
mistero. E in questo caso Stefania dimostra tutto il talento che le
appartiene. L’autrice infatti è in grado di catturare l’attenzione e la curiosità
con due parole soltanto. Due parole scritte sul muro di una casa
vuota. Due parole che prendono con forza il lettore e lo fanno volare
in un mare di domande. Se questo non è talento letterario, allora che
cos’è?”.
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Stefania Convalle ha al suo attivo numerose pubblicazioni, soprattutto
romanzi. Tra i più importanti riconoscimenti ricevuti: il Premio Giovani
“Microeditoria di qualità” nel 2017 e nel 2018 con i romanzi “Dipende
da dove vuoi andare” e “Il silenzio addosso”; entrambe le opere sono
state presentate nel programma “Milleeunlibro” di Rai Uno. Ha fondato
il Premio Letterario “Dentro l’amore” e ideato numerosi Tornei di
scrittura on line. Conduce da anni laboratori di scrittura dai quali sono
usciti numerosi autori di talento. Stefania è anche editrice dal 2017.
Dove sei. Due parole capaci di rivoluzionare quattro vite, quelle di Nicole,
Jack, Vittorio e Kohaku. Dodici capitoli per ogni personaggio, in
una sorta di passaggio del testimone dove ogni voce narrante definisce
sé stessa entrando nelle pieghe più profonde dell’anima e al contempo
sviluppando la trama.
Dalla prefazione di Stefano Buzzi: L’autrice ha un modo tutto suo di interpretare
le storie: è in grado di fondere il mistero del giallo con la passione
del rosa, facendoli sciogliere in modo che non si possano più identificare
come singolo. E poi ancora, è in grado di disperdere elementi
mistici che alimentano il giallo. “L’amica giapponese” è un romanzo che
esplora l’amore. Lo prende di petto, di lato, dall’alto e dal basso fino a
cercare di carpirne tutte le sfumature. Non è mica semplice l’amore, e
questo i personaggi creati dall’autrice lo sanno.
“L’amica giapponese” è anche capace di avvolgere chi legge in un piccolo
mistero. E in questo caso Stefania dimostra tutto il talento che le
appartiene. L’autrice infatti è in grado di catturare l’attenzione e la curiosità
con due parole soltanto. Due parole scritte sul muro di una casa
vuota. Due parole che prendono con forza il lettore e lo fanno volare
in un mare di domande. Se questo non è talento letterario, allora che
cos’è?”.
Mentre spalancava le persiane, la luce entrava e io scoprivo man mano quella
casa che tanto aveva rappresentato per lei. La sua tana dopo la fuga. Il
suo guscio dove ritirarsi. Quello spazio vuoto nel quale si era avvolta, come
se fosse una coperta. Cercavo quella scritta sul muro: dove sei? Sono qui.
Istintivamente avevo accarezzato quelle parole con le dita, quattro parole che
raccontavano una storia d’amore.